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 Guglionesi 
L’orologio comunale di Guglionesi, tra storia e tempi moderni


Luigi Sorella
Pubblicato in data 12/6/2008 ● FUORI PORTA WEB © 2000

“Il tempo è la cosa più preziosa che un uomo può spendere” (Teofrasto, filosofo e scienziato). Albert Einstein (scienziato) suggeriva di non pensare mai al “futuro: arriva così presto”. Nel “frattempo” spendiamo due parole sul nostro passato, in particolare occupandoci di cose che sono state utili – e come! - alla nostra comunità.
L’orologio comunale, oggi non più a gestione “comunale”, si trova nella cuspide architettonica della facciata della chiesa di Santa Maria Maggiore, nella bella piazza centrale di Guglionesi, nel cuore del nucleo storico. Quando sono a spasso per la Piazza XXIV Maggio mi capita spesso di alzare gli occhi verso l’alto, e di osservarlo. Non proprio per controllare l’orario. Anzi, dipende. Oggi ci sono altri modi per verificare l’ora “esatta”, con un orologio da polso o con un telefonino. Ma può capitare di non averli con sé e allora si spera che l’orologio comunale funzioni ancora, e bene.
In qualche antico documento si parla di una torre dove si trovava collocato l’orologio comunale. Poche le coordinate documentali per identificare tale circostanza storica ed urbanistica. Da un documento più recente, risalente 1881, si evince che fino all’anno 1881 l’orologio comunale probabilmente “si trovava nella casa del Sig.r D. Felice Rispoli”. È certo che dal 1881 l’orologio comunale, ad uso della comunità di Guglionesi, fu collocato nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore, sulla piazza, all’epoca toponomasticamente denominata “Piazza Grande” (la denominazione “Piazza XXIV Maggio” risale della metà del secolo scorso). Dunque l’orologio dal 1881 suonava i rintocchi dal cuore civile della comunità, dove si trovava la caserma dei Carabinieri, nel palazzo Crialese, l’ufficio del telegrafo, proprio sotto i portici, e dunque un posto molto frequentato dai nostri avi.
Il grande orologio, come lo chiamano i più piccoli tra i cittadini, fu realizzato e curato nella manutenzione a spese del Municipio di Guglionesi. “È di necessità alla popolazione” si legge di sovente negli atti deliberativi del Decurionato (fino al 1861), del Consiglio e della Giunta comunale (dopo il 1861), al fine di giustificare il ricorrente impegno economico nelle spese municipali.
A carica manuale, fino agli inizi del XX secolo, quando arrivò nel paese l’energia elettrica, l’orologio comunale necessitava di continue riparazioni, tanto da nominare alla sua cura maestri orologiai che, a volte, si trasferivano a Guglionesi per curarne il perfetto funzionamento. Già… i maestri orologiai, altro mestiere scomparso con la modernità dei tempi!
È del 1827 la delibera decurionale firmata dal Sindaco Del Torto che rilasciava in concessione all’orologiaio Antonio D’Alessandro la manutenzione.
Dieci anni più tardi il Sindaco Pace chiama a tale compito prima Giovanni Colantuono di Collotorto e poi Fedele Fiorilli. Nel 1844 i cittadini di Guglionesi reclamarono a gran voce “la mancanza dell’orologio comunale, avendo bisogno di forti accomodi”. Si decise allora di chiamare un vero esperto orologiaio, il maestro Augusto Forlini, al quale fu affidato l’incarico di aggiustarlo. Il maestro Forlini, non solo appassionato di “macchine del tempo” – lo ritroviamo nei documenti storici per un certo periodo anche come direttore della Banda musicale di Guglionesi -, rese sempre più efficiente l’orologio comunale, tanto da fornirlo, nel 1861, della “illuminazione del quadrante di fronte al campanile”. Fu una novità molto gradita ai cittadini, che vantarono tanta modernità: con l’illuminazione l’orologio era visibile a distanza, e non dispiaceva affatto a chi dalla finestra di casa ne godeva la sua visione.
Nel 1864 si pensò di acquistare un “orologio a macchina”, per garantire maggiore precisione e durata di funzionamento dell’orologio. Nel 1866, considerandolo troppo obsoleto dal punto di vista dell’efficienza tecnologica, il maestro Augusto Forlini, stanco di inutili interventi, si rifiutò di intervenire con la sua opera di manutenzione, e il Sindaco Giordano decise di sostituirlo chiamando a tale prestazione professionale Michelangelo Colaneri. I soldi per un nuovo orologio non c’erano nelle casse comunali.
Nel 1868 a Raffaele Grasso fu richiesta una perizia per verificare i meccanismi del movimento meccanico. Il successivo intervento di accomodo riuscì a garantire il funzionamento per diversi anni, fino all’intervento dell’orologiaio Ippolito Mollicchelli, agli annali documentali registrato nel 1875.
Col passare degli anni l’orologio comunale continuò a presentare problematiche di serio malfunzionamento e nel 1880 il Sindaco De Socio deliberò gli “accomodi necessari all'orologio comunale che da qualche tempo non funziona regolarmente e manifestazione dell'eventualità di trasformarlo, nel senso di far segnare le ore alla francese e munirlo di quadrante, mercè del quale in ogni momento si possono consultare le ore si di notte come di giorno, con la consulenza del Maestro Augusto Forlini che ha stimato la spesa di £ 500,00”. Fu redatto il capitolato d’appalto in 6 articoli, molto dettagliati, ed una relazione tecnica allegata.
Con l’occasione del nuovo orologio fu deciso anche una nuova collocazione, come si anticipava nella premessa. Si optò per la cuspide architettonica della facciata della chiesa di Santa Maria Maggiore, sulla “Piazza Grande”. Così scrive nella sua perizia, datata 10 Agosto 1881, il maestro orologiaio Augusto Forlini: “[…] tutti i suddetti lavori si trovano per la fine di Aprile, tanto che il Sig.r Sindaco ed i Sig.i Assessori e consiglieri con una buona porzione di popolo sono venuti a vedere la macchina in parola completata e posta in cammino nella casa del Sig.r D. Felice Rispoli dove si trovava e poiché sorsero dubbi per il luogo da situarsi, come ancora da alcune discussioni del Municipio si era da questo stabilito doversi situare sopra la chiesa, mandando i pesi ad un lato della detta Chiesa verso l’esterno; così io ho dovuto inventare dei congegni onde rendere contento il municipio e popolazione. Difatti si sono posti sotto la macchina tre cilindri di legno sostenuti da un asse di ferro fissato in due travi. Detti cilindri le buche d’ottone ai due lati del buco di centro per renderli ubbidienti a non fare tanta resistenza, più i fondi di ferro, all’una e all’altra parte per tenere obbligate le funi a non uscire dal loro posto e quindi dove scaricano i pesi alla distanza di circa sette metri dalla macchina in parola, si è posto un congegno di girelle di ghisa, e la macchina invece di situarla in due cavalletti secondo è solito, si è portata sopra due travi fabbricati nel muro con tenute di ferro alla suddetta macchina per contrasto ai pesi. Dello scarico delle ore si è dovuto rifare il rocchetto della ruota seconda, perché trovandosi due denti del medesimo nella fermata dentro l’ingranaggio, così andava soggetto a fermarsi mediante due forze uguali che venivano trasversalmente dai pesi e fare che ne rimanesse uno solo; più due ruotine al perno delle stesse per farle trovare in centro con quadrante. Essendo stato deciso di cambiare la piccola campana con un’altra due volte più grande, così non si è fatta più la conocchia dal Forlini, per la quale bastavano i ferri vecchi che tenevano queste; e riuniti quattro dei medesimi ed inchiodati al centro, e messi due cerchi per la tenuta delle suddette campane era lavoro di due giorni; invece si fece una piramide con ornati con tutta eleganza per la quale si sono impiegati molti giorni e io stesso ne ho diretto i lavori; come pure qualche lavoro fatto dai muratori e falegnami; infine essendo venuto il quadrante senza cornice di ferro, così io ho fatto lavorare detta cornice di ferro sotto la mia direzione, continuata ed altro che abbia potuto avvenire per la ripetuta macchina […]”.
La stanza dell’orologio fu allestita sul momento, e i mattoni necessari alla sua fabbrica furono ricavati dalle “lammie diroccate nell’ex Convento S. Francesco, ripulirle, avendo servito nella fabbrica per l’impianto dell’orologio comunale”, come si legge su un “notamento delle fatiche fatte per disposizione dell’Amm[inistrazio]ne Com[unal]e di Guglionesi”, datato 28 Maggio 1881.
L’accesso alla nuova stanza dell’orologio comunale non fu tanto agevole, posto com’era sulla cuspide architettonica della facciata, divenuta proprietà del Comune di Guglionesi, ed isolata dal corpo monumentale della chiesa. Dunque, prima di procedere all’acquisto del nuovo orologio comunale “alla francese” il 29 Aprile del 1881 lo stesso Sindaco De Socio, con la deliberazione del Consiglio comunale, decise la “costruzione a fabbrica di una gradinata nella Chiesa di Santa Maria Maggiore di questo Comune, che possa dare accesso al posto dove dovrà collocarsi l'orologio comunale per una spesa di £. 272,00”. Ad Agosto dello stesso anno fu deciso l’acquisto del nuovo orologio, deliberando un “Pagamento di £. 1.247,31 per l'impianto dell'orologio comunale, ridotto alla francese e per l'acquisto e situazione del quadrante, posto sull'alto del frontespizio della Chiesa Maggiore in questo abitato”.
Alla sua sistemazione fu richiamato il maestro Augusto Forlini, con l’incarico per l’accomodo e la “riduzione alla francese dell'orologio comunale”. Per trasportare “questo orologio comunale da Termoli a questo Comune, quanto per salirlo e situarlo nell'alto frontespizio della Chiesa di S. Maria Maggiore” fu pagata la somma di “£. 6,90 a Pasquale Cacchione per il vino somministrato agli operai adibiti” a tale compito.
Il nuovo orologio, per illuminarlo di notte, richiese ulteriori spese alle casse municipali: già dell’Ottobre 1881 fu avanzata la “richiesta di Francesco Mammarella per il prezzo di £. 76,00 del petrolio occorso dal 23.07 ad oggi per l'illuminazione notturna del quadrante di questo orologio comunale”.
Nel 1882 fu stipulato l’appalto per la “manutenzione ed illuminazione comunale con lo Augusto Forlini fu Mario”. Con il nuovo orologio, più funzionante, le problematiche scaturivano soprattutto dalla sua illuminazione, come si evince dalla copiosa documentazione conservata nell’Archivio storico comunale di Guglionesi: “1882, pagamento di £. 88,00 a Francesco Mammarella per l'illuminazione notturna dell'orologio comunale e per gli accomodi ai fanali pubblici”; “1883, pagamento di £. 60,30 per il petrolio occorso per la illuminazione del quadrante di questo orologio comunale, e dei tubi e lastre dei pubblici fanali, reclamato dal negoziante Michele Della Porta”; “1884, spese occorse per l'acquisto di lumi per l'illuminazione dell'orologio comunale e per altre esigenze”.
Negli anni Ottanta del secolo decimo nono il maestro Augusto Forlini lasciò Guglionesi per ritirarsi a Vasto. Nel 1884 fu contattato l'orologiaio Antonio Mattucci per “la manutenzione e il caricamento di questo orologio pubblico comunale, affidando la retribuzione di £. 280,00 all'anno, pagabili a rate mensili posticipate”. Incarico rinnovato nel 1887. Ma il Mattucci non garantì tale servizio nel 1888, quando nella seduta della Giunta municipale del 7 Aprile 1888 del Municipio si aprì la “discussione sull'orologiaio Antonio Mattucci, incaricato della manutenzione ed illuminazione dell'orologio comunale, che si trova in carcere da diversi mesi”.
Nel 1889 fu innovata la ruota dell’orologio, con “incarico al meccanico orologiaio Antonio Mattucci per commettere la ruota nuova di ottone dell'orologio comunale, e pagamenti al fabbro Clemente Carunchio per vari accomodi all'orologio”. Nello stesso anno fu deliberato un “salario per la manutenzione dell'orologio comunale ad Antonio Mattucci”.
Mattucci ebbe rinnovato il suo incarico fino al 1900, quando il Sindaco Celli prese la decisione di alimentare il funzionamento dell’orologio comunale con l’energia elettrica. Nel 1901 lo stesso Sindaco prese “provvedimenti per la manutenzione e il caricamento del pubblico orologio dopo il trasferimento di residenza di Antonio Curti”, con “affidamento del servizio a Vincenzo Rispoli fu Luigi”. L’orologio comunale rientrò, in qualche modo, negli interessi della famiglia Rispoli, proprietaria della torre ove si trovava collocato l’orologio fino al 1881.
Del 1922 è l’istanza di “Luca Rispoli per la manutenzione dell'orologio”.
Nel 1938 il Podestà Nicola D’Angelo nomina “Taddeo Francesco a caricatore dell'orologio pubblico”.
Nel secondo dopoguerra la gestione dell’orologio comunale passa alla competenza della Parrocchia di Santa Maria Maggiore, mentre le problematiche sul corretto funzionamento si riducono con l’evoluzione dei tempi e delle macchine.
Il numero di rintocchi della campana annuncia l’ora esatta a Piazza XXIV Maggio, ieri come oggi. Quando passo per la piazza dell’orologio, mi rassicuro. Perché c’è ancora, lassù in alto. Vedere quel cimelio del passato ancora funzionante - non mi interessa l’orario - mi rasserena. Talvolta agli amici ripeto una citazione: “un uomo con un orologio sa che ore sono, un uomo con due orologi non è mai sicuro”. Loro alzano lo sguardo verso l’alto, forse al “vecchio” orologio comunale.

 

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