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Pubblicato in data 29/6/2016 ● Articolo consultato 909 volte ● Archivio 9838 FPW

Termoli
10° anniversario dell'ordinazione episcopale [2006-2016]. Omelia del Vescovo diocesano


Gianfranco De Luca ● FUORI PORTA WEB © 2000

Solennità di Giovanni Battista - Messa della Vigilia - 23 giugno 2016
10° anniversario ordinazione episcopale di Mons. Gianfranco De Luca - Omelia

Carissimi fratelli e carissime sorelle,
Grazie! Soltanto Grazie.
Spero da oggi in poi, con la grazia di Dio, con maggior determinazione e totale corrispondenza, di spendere la mia vita solo ed esclusivamente per divenire un Grazie, pieno e totale, al Padre del Signore nostro Gesù Cristo, a voi confratelli nel sacerdozio, alle persone consacrate che testimoniano il regno in questa chiesa diocesana, e a voi fratelli e sorelle nella fede. Voi singolarmente e insieme, come Popolo santo di Dio, siete il Dono, l’eredità, la madre, il luogo, il sostegno e la terra che il Padre ha dato alla mia vita e alla mia esistenza di figlio, perché si possa compie re il suo Disegno d’Amore su di me. E questo, lo so bene, accadrà solo se diventerò Grazie per ciascuno di voi e per tutti; solo se con la grazia dello Spirito Santo, irrorata dalla vostra continua preghiera, diventerò eucaristia: vita compiuta in Benedizione.
Niente desidero di più, niente potrei desiderare di meglio per me e per voi. Tre parole affiorano nella mia mente e nel mio cuore, narrano la mia esperienza e scandiscono il mio cammino di figlio di Dio, fratello vostro e vescovo in mezzo a voi: Misericordia, Servizio e Gioia.
Sono tutte con la maiuscola, perché dicono in tonalità diverse, ma profondamente armonizzate, l’unico mistero dell’Uni-trino, che si è rivelato e comunicato a noi.

1. Misericordia.
Misericordia che sana e trasforma, veste di luce e di bellezza. Fu questa, l’esperienza che colsi nella circostanza della elezione a vostro vescovo: me la dischiuse il popolo santo di Dio insieme al quale avevo trascorso la mia esistenza di presbitero. Come per incanto sulle loro labbra e nel loro cuore fiorivano parole
e ricordi di bene, solo quelli. Me lo testimoniavano in ogni parola e in ogni gesto, creando in me confusione e sorpresa, perché in me, in quegli incontri, affioravano ricordi diversi... Capii, in quella circostanza, perché dopo la morte tutti dicono il bene del defunto: in quel momento entra in campo la misericordia di Dio.
Fu questa l’esperienza che feci nel giorno della ordinazione episcopale. Quel popolo era il mio vestito splendente; gli abiti, liturgici e non, erano la Misericordia del popolo Santo di Dio che mi vestiva, mi ornava, mi rendeva prezioso.
Hai la netta percezione, la vera consapevolezza di essere un “puntino nero” e di colpo, nello sguardo del popolo santo di Dio, ti vedi rivestito di “madreperla”. Sei una Perla.
Anche qui confusione e stupore, raccolti e sciolti dalla Parola di Dio: “Non temere” “Io ti ho conosciuto, consacrato, stabilito, inviato”.

Misericordia che quotidianamente ricevo e celebro, – qui il celebrare dice immersione nel mistero – nell’Incontro con Gesù Eucaristia e con i fratelli che mi guardano con occhio limpido e cuore libero.
Misericordia che “registra” il mio sguardo e “dimensiona” il mio cuore sulle persone, sulle situazioni con le quali mi incontro quotidianamente.
“Per sempre è la sua misericordia per noi” E’ proprio vero, l’Amore (Misericordia) vince tutto: quello che non è assunto dalla misericordia non può essere guarito, sanato e trasformato in luce; rimane nel regno dei morti, e continua a produrre morte; non entra nella Vita e non diventa capace di dare vita.

2. Servizio.
Il 23 giugno 2006 si celebrava la solennità del Sacro Cuore di Gesù, perciò lo indicai come data della ordinazione episcopale. E’ una coincidenza che si verifica ogni 11 anni. Il Cuore di Gesù dal quale scaturisce continuamente la Misericordia di Dio e dal quale è nata e continuamente viene generata la
Chiesa, mi ha lasciato un messaggio tanto inatteso, quanto è fondamentale e importante. Infatti è da 10 anni che celebro l’anniversario dell’Ordinazione nella Vigilia della Solennità del la Nascita di San Giovanni Battista e così accadrà ancora. Il precursore è il paradigma di ogni annunciatore e di ogni apostolo: “Lui
(Gesù) deve crescere e io debbo diminuire”, è il programma di vita e il senso stesso della esistenza dell’apostolo. Così posso dire che, attraverso la circostanza della data, Gesù mi ha consegnato il senso e il progetto della mia vita: “Sono misericordiato – direbbe papa Francesco - per servire ogni fratello e ogni
sorella, membro del Corpo di Cristo che è la Chiesa, questa Chiesa di Termoli-Larino.” Non sono per me; sono me stesso nella misura in cui sono per gli altri, per ogni altro.
Sono io, se faccio crescere, “do aumento”, doonore ai fratelli e alle sorelle, all’intero popolo santo di Dio.
Servizio è il nome di ogni cristiano e quindi il mio nome. Perché è il Nome di Gesù, è il Nome di Dio.
Il principio, il centro e il fine è un Altro: Gesù Cristo. Non sono io lo sposo, son solo l’Amico dello Sposo, che annuncia la Sua venuta e comunica la bellezza della Sua Presenza
Non sono io il Padre, sono il figlio che si fa fratello fino a far vedere il Padre
Non sono io l’Amico, ma sono il compagno di strada che conduce dall’Amico che è Gesù.
Quale cammino di purificazione! Per me. Trasparenza di Dio: come Maria.
Quale spirito di fede e docilità per voi! Spazio dove la Parola si fa carne: come Maria.

3. La gioia.
Sgorga dal sapersi amati, accolti, sanati e trasfigurati dall’Amore stesso, dalla Misericordia. Cresce e si consolida grazie al servizio ai fratelli, perché servire è regnare, infatti rende presente il Regno in chi serve e in chi è servito. Il regno è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo. La gioia si manifesta nello stare insieme come fratelli e diventa balsamo di consolazione e profumo che espandendosi attrae altri fratelli, esplode nel camminare come popolo di Dio verso il Padre.
Permettetemi di concludere con un ricordo che per me costituisce la chiave di volta.
Al turbamento e al pianto che in alcune circostanze accompagnarono i giorni di preparazione all’ordinazione episcopale, e che ancora accompagnano la mia vita di figlio di Dio, vescovo in mezzo a voi, fecero e fanno da contrappunto due immagini che puntualmente vengono rivisitate, in questo periodo,
nella liturgia delle ore. La prima è il racconto che leggiamo nel libro di Giosuè. Accadde che presso Gerico, prima della battaglia definitiva, Giosuè vide un uomo in piedi davanti a sé, con in mano una spada sguainata. Alla domanda di Giosuè da quale parte fosse schierato, quell’uomo rispose: “Io sono il ca
po dell’esercito del Signore, giungo proprio ora”. Questo episodio mi diede e mi dà serenità e tanta libertà, e nello stesso tempo coraggio e forza. Noi siamo il popolo santo di Dio, è Lui la nostra guida e il nostro condottiero.
Quando mi vedete turbato, triste, rassegnato, impaurito o scoraggiato, richiamatemi a questa realtà. L’altro episodio è quello in cui Davide si offre come volontario per combattere, a nome di tutto il popolo, contro Golia. In quell’occasione Saul rivestì Davide della sua armatura, gli mise in capo un elmo di bronzo e
gli fece indossare la corazza. Questa premura, sicuramente positiva, rese impacciato il camminare e l’agire di Davide, tanto che egli se ne liberò e ricorse alla sua fionda e al suo bastone di pastorello, suscitando il riso e l’ira di Golia.
Rispondendo alle parole indignate di Golia, Davide disse: “Tu vieni a me con la spada, con l’asta e con la lancia. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, che tu hai insultato”. Sappiamo tutti come si sono svolti gli eventi.
Vi prego aiutatemi a rimanere quello che sono, a non farmi credere che con qualche dote in più, con qualche strumento più aggiornato, con una cura più mirata dell’immagine e cose di questo genere sarei più adatto a rispondere alle sfide di oggi.
La fionda è simbolo del Vangelo del Signore Crocifisso che il Padre ha consegnato alla nostra vita, la borsa coi cinque sassi è la fraternità che vivo con il presbiterio e con i fratelli e le sorelle della curia diocesana, il solidale con la quale Cristo si è reso vicino ad ogni uomo.

A questa libertà e a questa semplicità mi sento continuamente richiamato dall’esempio e dal magistero di Papa Francesco, aiutatemi a essere povero di me e totalmente consegnato a Dio.  



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