08/07/2026 ● Cultura
L’ultramillenaria “Pietra-Noce” di Guardialfiera e l’Occhio di Tigre
Vincenzo Di Sabato ● 112
Si narra che in un giorno lontano del XVI secolo, un certo Michelangelo Buonarroti , abbia rivolto a Mosè la seguente doglianza, nel momento in cui lo aveva appena modellato sul marmo:
Ma ci sono ancora pietre con il dono della parola? Sicuro! Lo afferma e lo scrive il compianto Ing. Antonio De Marinis, originario di Civitacampomaro con la scienza di due bei libri pubblicati uno nel 2000, l’altro nel 2002 dalla Editrice “Il Fiore” di Firenze, ricorrendo “per il titolo”, proprio a questa locuzione: “Pietre Parlanti”. Quelle pietre svellate dalle Cave di Guardialfiera, di Castelbottaccio, di Civita, di Lucito, di Roccavivara. “Pietre”, come espressione della massima solidità dell’Universo e glorificazione dell’eterna scultura. “Parlanti” con la loro semplicità, utilità, durezza; con la magnificenza ed il potere configurato nelle piramidi, nei templi, nei palazzi. Ma anche pietre nostre: varie, splendide, resistenti, nobilitate e diffuse nei millenni, in tutto il mondo col lavoro, il dolore, il fervore dei nostri scalpellini; e con la gioia d’essere rese docili e feconde. Massi ragionanti e mormoranti comunicheranno sempre agli uomini di buon ascolto: fascino, attenzioni ed elevazioni.
Antonio Patavino, Rocco Cirino, Michele Cianciullo, Domenico Lucarelli, Mario De Lisio hanno scritto, poetato, cantato la potenzialità e le genesi evolutiva di questa nostra pietra, dal fondo dei tempi, fino alla istituzione del Museo Civico Permanente della pietra. Ma che permanente non si è rivelato perché malinconicamente compromesso dal terremoto del 2002 è perché traslocato in ambienti inadatti, incontrollati e fuori dall’abitato.
Il Prof. Piergiorno Malesani, responsabile del Dipartimento di Scienza della Terra presso l’Università di Firenze, è venuto qui nelle Cave di “Valle Cupa” e le ha udite. E dando loro ascolto, ne ha fatto un’analisi di composizione litilogica, granulometrica e bioclastica. Anche il Prof. Roberto Nevini geologo di stile, ha avvertito il bisbiglio di quei macigni e ne ha fatto una inquadratura ed un’annotazione speologica e minaeralogica preziosa ed avvincente.
Il Prof. Nicola Petrella, paleontolico molisano, sedotto da un lastrone levigato di pietra noce (definita anche “occhio di tigre”) esposto nell’atrio di Palazzo Loreto, lo ha così studiato e celebrato:
E’, dunque, ancora possibile debordare e segnare con la pietra, una svolta millenaria del calendario che rizza una curva storica-sociale capace di abbracciare scienza e arte; cultura, paesaggi e creatività con un cambiamento innovativo che canti speranza, solerzia, tutela dell’identità e dei supremi valori della storia.
