02/08/2026 ● Cultura
Per l’inaugurazione del pavimento della chiesa di San Felice
Claudio Palumbo ● 183
Cari fratelli e sorelle, cari amici, innanzitutto un fraternoaffettuoso saluto e un sentito ringraziamento a tutti Voi, oggi qui convenuti per l’inaugurazione di una pregevole opera architettonica, segno visibile, eloquente, della bellezza della nostra fede comunitaria e della dell’homo artifex che, per partecipazione al Creatore, è capace di fare cose belle. Rifacendomi all’insegnamento di papa Benedetto XVI, vorrei ricordare a me e a voi come l'impatto della bellezza sia una forma di conoscenza reale e profonda, superiore alla sola deduzione razionale. E rifacendomi a sant’Agostino, ricordare altresì la valenza di trascendenza che le opere belle del mondo recano in sé: non un idolo fine a sé stesso, ma un “tramite” per innalzare l’anima verso il Creatore che per sua essenza fa cose belle. La bellezza è antidoto al nichilismo, alla banalizzazione della vita e spersonalizzazione della persona, in quanto è capace di fugare il degrado tecnocratico e socio-culturale odierno, ridando speranza e senso dell’assoluto all’uomo, all’homo viator, uomo in cammino e in cerca di senso.
Il pavimento di una chiesa è il luogo dove si poggia la nostra vita di fede. Anche sul pavimento delle chiese si consumano ipassi della nostra quotidianità: i passi commossi dei genitori che portano i figli al Battesimo, i passi gioiosi degli sposi all'altare, i passi di giovani e adulti che cercano il colloquio con Dio, i passi dei nostri sacerdoti, i passi dei visitatori curiosi di bellezza estetica, culturale e spirituale, i passi stanchi di chi cerca conforto, e quelli solenni dell'ultimo saluto ai nostri cari. Questo suolo accoglie tutto di noi. Entrando oggi in questa chiesa, i nostri piedi poggiano su un suolo rinnovato, che ci richiama alla mente lo splendore della Gerusalemme Celeste descritta nel libro dell'Apocalisse. San Giovanni ci ricorda che la città santa brilla della gloria di Dio, con un fulgore «simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino» (Ap 21, 11).
Questo pavimento diventi per noi il simbolo di quella fede limpida e solida. Il diaspro cristallino ci parla di purezza, di luce e di una stabilità che non crolla davanti alle tempeste della vita. Ogni passo che muoviamo qui dentro deve ricordarci che siamo un popolo in cammino verso la stabilità eterna del Regno di Dio, chiamati a vivere nella trasparenza della verità e nella bellezza della Sua santità. Il Dio di Gesù Cristo è il bellissimo; il Dio di Gesù Cristo è il tre volte santo. La sua Parola è lampada per i nostri passi (Cf Sl 119, 105). Che questo nuovo cammino che oggi apriamo sotto i nostri piedi sia l'inizio di un rinnovamento spirituale per ciascuno di noi.
Ringraziamo il Signore per le menti e le mani che hanno lavorato, per i sacrifici che hanno accompagnato questa realizzazione e per la bellezza che oggi possiamo contemplare. Grazie e complimenti vivissimi al Maestro Prof. Sergio Lombardo, autore dell’opera. Grazie e pari complimenti al qualificato gruppo di progettisti e direttori di lavoro composto dagli architetti Claudio Greco, Ivano Ludovico e Francesca De Cinque, e all’ing. Alessandro Rucci, direttore dell’Ufficio BBCC della nostra Diocesi. Grazie all’arch. Carlo Birrozzi, Direttore dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, già Soprintendente della SABAP Molise, per il contributo profuso nelle fasi iniziali del progetto, con le maestranze della ditta De Maioribus di Santa Croce di Magliano.
Carissimi,
custodiamo questo luogo, ma soprattutto custodiamone la parola di bellezza che ci viene rivolta: generatrice di un linguaggio condiviso e di una ermeneutica di fraternità e di comunione.
