28/09/2026 ● Cultura
Il Dio della quotidianità
Vincenzo Di Sabato ● 180
Padre Matteo Ricci, italico gesuita di
Macerata nato nel 1532 – matematico, cartògrafo, astronomo - si impone
tra i primi missionari del suo secolo. All’età di vent’anni,
sbriglia nella Chiesa il suo fervore creativo. S’avventura in una lunga
traversata verso l’estremità del Mondo, insinuandosi anche nel groviglio di un
itinerario inesplorato della Cina. Raggiungerà perfino le lontane Indie,
laddove avvertirà la prima sensazione di benessere, di bellezza, di
fierezza e freschezza derivante dalla sua anelata ordinazione sacerdote.
Eangelizzerà, poi, e creerà per due decenni, un solido ponte spirituale e culturale
tra l’Oriente e l’Occidente.
Proprio così si realizzò, trecento anni dopo, anche don Vincenzo Pallotti -
presbitero romano – precursore dell’Azione Cattolica e del laicato moderno.
Intuisce e istituisce la “Società per l’Apostolato laico”, con una
visione fortemente innovativa ed ecclesiale. Costituisce i “Pallottini”:
l’ordine religioso teso a unire e a ravvivare la fede e la carità fra i
Cattolici di tutta la Terra. Papa Giovanni XXIII lo proclamerà Santo nel 1963.
Negli anni ‘80/’90 dello scorso secolo, lo scenario ribalta. Ed è
incredibile! Tutto è capovolto. Le missioni apostoliche da compiersi
nell’Oriente indiano, vanno, viceversa, attuate con proceduta d’urgenza,
nell’Occidente proprio qui, da noi. “Saremo paurosamente a corto di preti!”
Profetò don Elio. La carenza di Sacerdoti e di vocazioni spaventa anche la
Diocesi di Termoli-Larino. Dn Elio Benedetto è il primo a turbarsi; forse
l’unico a darsi da fare e a rompere la nostra comune pace beata. Colse e
ancora coglie ogni pretesto per “catturare” a Palata nei weekend, guide
spirituali e confessori pallottini: tanti giovani indiani universitari,
parcheggianti a Roma, sono accolti, amorevolmente dai fedeli a Palata,
non come ospiti, ma consanguinei. E vànno lì, nel tentativo di contagiare,
“rievangelizzare” e risvegliare comunità dormienti. Venne per
primo Padre Hernandez, poi Padre Chiran, poi Padre Mario, Padre Joseph, Padre
Ignazio e, man mano, la copiosa prole generata di quel “Padre” premuroso e persuasivo
di San Vincenzo Pallotti. il quale ci assicura oggi, in modo invisibile ma
reale, la sua presenza ed assistenza. E i risultati son prodigiosi.
Greggi di uomini insicuri e senza pastori a Civitacampomarano, Lucito,
Castelbottaccio, Lupara, Casacalenda, Provvidenti, in una svolta magica,
rintracciano un pecoraio. Eccome!
Da oltre tre anni custodiamo a Guardialfiera, Padre Anbu (la “n” davati alla
“b” non è errore di grammatica). Anbu è un nome indiano che da noi significa
“Amore”. Ed è proprio un amore questo “pallottino” esplosivo, geniale,
sorridente, fecondo. Anche la gente comprende che, nel giovane prete, c’è la
tempra severa dell’uomo di Dio, intransigente nel rimuovere il male
e…assolvente nel veniale abuso. La sua ansia e speranza apostolica deflagra,
ormai, anche nella predicazione avvincente e solare, specchio di un amore
profondo che si fa dono di sé.
Verrà a constatarlo domenica qui, Padre Antony Dass, il Provinciale dei
“Pallottini” in Italia. Sicché, assieme a lui, potremo meglio capire che
la vera Via, Verità e Vita è il nostro Dio della quotidianità
