FUORI PORTA WEB
BLOG FONDATO NEL GIUGNO DEL 2000

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Un viaggio nella cultura non ha alcuna meta: la Bellezza genera sensibilità alla consapevolezza.

Luigi Sorella (blogger).
Nato nel 1968.

Operatore con esperienze professionali (web designer, copywriter, direttore di collana editoriale, videomaker, fotografia digitale professionale, graphic developer), dal 2000 attivo nel campo dell'innovazione, nella comunicazione, nell'informazione e nella divulgazione (impaginazioni d'arte per libri, cataloghi, opuscoli, allestimenti, grafiche etc.) delle soluzioni digitali, della rete, della stampa, della progettazione multimediale, della programmazione, della gestione web e della video-fotografia. Svolge la sua attività professionale presso la ditta ARS idea studio di Guglionesi.

Come operatore con esperienza professionale e qualificata per la progettazione e la gestione informatica su piattaforme digtiali in possesso delle certificazioni European Informatics Passport.

Il 10 giugno del 2000 fonda il blog FUORI PORTA WEB, tra i primi blog fondati in Italia (oltre 4.000.000 visualizzazioni/letture, cfr link).
Le divulgazioni del blog, a carattere culturale nonché editoriale, sono state riprese e citate da pubblicazioni internazionali.

Ha pubblicato libri di varia saggistica divulgativa, collaborando a numerose iniziative culturali.

"E Luigi svela, così, l'irresistibile follia interiore per l'alma terra dei padri sacra e santa." Vincenzo Di Sabato

Per ulteriori informazioni   LUIGI SORELLA


04/07/2026 ● Mitologia

Gli Argonauti (1)

Viaggio nella mitologia.

  Giorgio Senese ● 111


Oggi narreremo l’impresa di un gruppo di eroi che, circa una generazione prima della guerra di Troia, compì un viaggio destinato a rimanere per sempre nella memoria: l’impresa degli Argonauti.

Giasone, figlio di Esone, il legittimo re di Iolco, era cresciuto lontano dalla corte. Affidato al centauro Chirone, era stato allevato sulle montagne, dove aveva imparato l’arte della guerra, a curare le ferite e a rispettare gli dèi.
Ora, però, era giunto il momento di reclamare il trono che gli spettava di diritto. Per farlo doveva recarsi a Iolco e affrontare suo zio Pelia, che aveva usurpato il regno di suo fratello Esone.
Lasciò le montagne alle sue spalle e si incamminò verso la città. Non poteva immaginare che gli dèi lo osservassero e vegliassero su di lui fin dall’infanzia.

Quel giorno il cielo era coperto di nuvole grigie. Giunto sulle rive del fiume Anauro, Giasone si fermò un istante.
Doveva attraversarlo a guado, ma le piogge dei giorni precedenti lo avevano reso impetuoso.
Le acque scorrevano rapide e gelide, infrangendosi con violenza contro le rocce.
Sulla riva vide una vecchia curva e tremante. Il suo volto era scavato dagli anni, le vesti erano sporche di fango e il respiro affannoso.
«Ti prego», disse con voce debole, «aiutami ad attraversare il fiume.»
Molti viandanti erano passati di lì prima di lui, ma nessuno si era fermato a soccorrerla.
Alcuni, anzi, l'avevano persino derisa.
Giasone, però, era di animo nobile. Senza esitare si caricò la donna sulle spalle ed entrò nel fiume. La corrente era impetuosa. A ogni passo l'acqua cercava di trascinarlo via e le pietre scivolose gli facevano perdere l'equilibrio. L'acqua gli salì fino al petto, ma lui non si fermò.
Continuò ad avanzare con fatica, stringendo saldamente la donna.
A metà del guado un vortice gli strappò un sandalo e per poco non lo fece cadere insieme al suo prezioso fardello. Con uno sforzo estremo riuscì a resistere e ansimando, raggiunse l'altra riva.
Depose delicatamente la vecchia a terra stremato. Quando alzò lo sguardo l’anziana donna era scomparsa, al suo posto apparve una figura luminosa, maestosa e terribile nella sua bellezza.
La regina degli dèi, Era. Le sue vesti splendevano come nubi illuminate dal sole e Giasone si inginocchiò immediatamente. La dea gli sorrise e disse:
«Tu, mortale, hai mostrato compassione quando gli altri hanno scelto la superbia. Per questo ti proteggerò in ogni tua impresa.»

Quando Giasone giunse alle porte di Iolco, aveva un solo sandalo ai piedi.
Appena lo vide entrare nel palazzo, Pelia impallidì.
Molti anni prima un oracolo lo aveva messo in guardia con una profezia:
«Guardati dall'uomo che porterà un solo sandalo.», e ora quell'uomo era davanti a lui.
«Sono Giasone - dichiarò il giovane con voce ferma -figlio di Esone, il re al quale hai usurpato il trono. Sono venuto a reclamare ciò che mi appartiene di diritto.»
Per un istante Pelia fu preso dal terrore, ma era un uomo astuto e sapeva nascondere le proprie emozioni. Sul suo volto comparve un sorriso cordiale, mentre nella sua mente già prendeva forma un inganno.
«Il trono sarà tuo - rispose con finta benevolenza - ma prima dovrai dimostrare di esserne degno. Compi un'impresa che nessun altro uomo ha mai osato affrontare: portami il Vello d'Oro.»
Pelia sapeva bene che stava affidando a Giasone una missione suicida. Il Vello d'Oro era custodito nella lontana Colchide e nessuno osava affrontare quel viaggio, i mari erano pieni di insidie e chi vi si avventurava difficilmente faceva ritorno.
Ma Giasone era giovane, coraggioso e determinato. Non esitò neppure per un istante.
«Accetto la sfida», rispose. Così ebbe inizio una delle più grandi imprese della mitologia greca.
Il Vello d'Oro era la preziosa pelle del montone d'oro che, anni prima Frisso, aveva trasportato fino alla Colchide.
Dopo il sacrificio dell'animale agli dèi, il suo vello era stato appeso a una quercia in un bosco sacro per ordine del re Eete e affidato alla custodia di un drago che non dormiva mai.
La Colchide sorgeva sulla costa orientale del Mar Nero, in una regione che corrisponde approssimativamente all'attuale Georgia occidentale.
Per i Greci era una terra lontanissima e misteriosa, posta ai confini del mondo conosciuto e ricca di meraviglie ma anche di molti pericoli. Giasone era coraggioso e valoroso, ma non stupido. Consapevole che nessun uomo avrebbe potuto affrontare da solo una simile impresa, chiese aiuto ai più grandi eroi del suo tempo. Da ogni angolo della Grecia giunsero guerrieri celebri, desiderosi di prendere parte a quella straordinaria spedizione.

Tra i primi a rispondere all'appello di Giasone ci fu Ercole, l'eroe più forte di tutta la Grecia, capace di strangolare un leone a mani nude.
Arrivò anche Orfeo, il più grande musicista del suo tempo, il cui canto e il suono della lira erano così incantevoli da commuovere persino le pietre e gli alberi.
Si unirono poi Castore e Polluce, i gemelli figli di Zeus, protettori dei marinai, famosi per il loro coraggio e la loro straordinaria abilità nel combattimento.
Tra gli Argonauti c'era anche Atalanta, l'unica donna della spedizione: una cacciatrice impareggiabile, velocissima nella corsa e abilissima nell'uso dell'arco e della lancia.
Non mancò Peleo, guerriero saggio e valoroso, destinato a diventare il padre del più grande eroe della guerra di Troia: Achille.
Nei mesi successivi, nel porto di Pagase, prese forma una nave straordinaria: l'Argo.
Era stata costruita dal sapiente Argos con l'aiuto della dea Atena. Nella sua prua era stato inserito un pezzo di una quercia sacra proveniente dal santuario di Dodona, un legno magico capace di parlare con voce divina e di guidare l'equipaggio nei momenti di pericolo.
Gli eroi che salparono su quella nave passarono alla storia con il nome di Argonauti, cioè "i navigatori dell’Argo.

Quando l'Argo lasciò il porto, sulla banchina calò il silenzio. Nessuno osava parlare.
Tutti si chiedevano se quegli eroi sarebbero mai tornati.
Davanti a loro si stendeva un mare sconosciuto, popolato da mostri, insidie e popoli ostili.
Ogni approdo poteva trasformarsi in una prova mortale, ogni giorno in una nuova avventura.
Nella prossima pillola, saliremo anche noi a bordo dell'Argo per seguire le straordinarie imprese, fino alla lontana Colchide, alla ricerca del Vello d'Oro.




Gli Argonauti (Antonio Scardocchia 2026)



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