05/08/2026 ● Agricoltura
Tre domande "agricole" al Consiglio regionale del Molise
Giorgio Scarlato ● 1172
Mentre i banchi del Consiglio regionale si preparano a chiudere per le vacanze, nei campi molisani si è consumato l'ennesimo dramma della mietitura dei cereali e l'inizio della raccolta di derrate industriali.
Con il grano duro pagato a 21 - 22 euro al quintale e il pomodoro da industria a 14 euro al quintale salvo imprevisti, per non parlare poi di zucchine, cipolle, melanzane, continuando con olio di oliva, vino e latte, la famiglia contadina monoreddituale è condannata a morte per decreto dei mercati internazionali ( Mercosur e i vari trattati con l'India, l'Australia, il Messico, etc).
Prima di spegnere i microfoni dell'aula, ogni consigliere ha il dovere morale di rispondere a queste tre domande:
Perché la Regione Molise assiste in silenzio all'applicazione dei trattati internazionali che legalizzano la concorrenza sleale e distruggono i nostri produttori?
Quali atti concreti ha votato o intende votare per bloccare l'ingresso di materie prime e tutelare quelle autoctone svendute che affamano il nostro territorio regionale?
Nella nostra terra cattolica, il Pane e il Vino non sono merce qualsiasi, ma gli elementi scelti per l'Eucarestia: il Corpo e il Sangue di Cristo.
Come si fa a difendere a parole le tradizioni cristiane e l'identità del Molise se poi si permette che il lavoro dietro "quel pane e quel vino" venga "umiliato e pagato" al di sotto dei costi di produzione?
Se l'agricoltura molisana per assurdo decidesse di fermarsi solo per poco, lasciando i supermercati vuoti e le filiere paralizzate (ipotizzando che esistano), con quali parole potrà essere spiegato ai cittadini che si è preferito tutelare la finanza globale anziché la sopravvivenza della famiglia contadina?
La terra non va in vacanza. La vostra responsabilità nemmeno.
Buone vacanze.
Giorgio Scarlato - Comitato spontaneo agricolo "Uniti per non morire†/ COAPI
Termoli, 04 agosto 2026
